Google ha ceduto il suo protocollo per gli agenti alla fondazione che ospita già MCP
Il 20 agosto A2A è passato sotto la stessa fondazione neutrale di MCP. Oltre 250 aziende, concorrenti dirette comprese, hanno messo per iscritto che l architettura agentica aperta è la direzione dell industria. Cosa cambia per chi compra software agentico.
BlueSky Agent AI ·
Il 20 agosto 2026 Google ha ceduto il controllo del suo protocollo A2A a una fondazione neutrale, la stessa che ospita MCP, il protocollo nato in casa Anthropic. Sui giornali generalisti non ha fatto notizia. Per chi sta valutando di introdurre agenti AI in azienda vale più di dieci annunci di nuovi modelli.
È la prima volta che i fornitori di AI più grandi del mondo, che passano il resto della giornata a cercare di rubarsi i clienti a vicenda, mettono per iscritto nello stesso documento come devono parlarsi gli agenti. Quando i concorrenti si accordano su un'infrastruttura comune, di solito vuol dire che quella parte del mercato ha smesso di essere un vantaggio competitivo ed è diventata una tubatura.
Per una PMI italiana che nel 2026 sta ricevendo preventivi per "piattaforme agentiche", è un'informazione che vale soldi veri.
Cosa è successo, in concreto
A2A (Agent2Agent) è il protocollo creato da Google per far comunicare fra loro agenti AI costruiti da organizzazioni diverse. Il 20 agosto è formalmente passato sotto l'Agentic AI Foundation, diretta dalla Linux Foundation, cioè lo stesso ente che da trent'anni custodisce i pezzi di software su cui gira, letteralmente, quasi tutta internet.
Nella stessa casa c'era già MCP, il protocollo che collega un agente agli strumenti e ai dati di chi lo usa. La fondazione era nata a dicembre 2025 con meno di quaranta membri e oggi ne conta oltre duecentocinquanta, fra cui AWS, Anthropic, Google, Microsoft, OpenAI, Cloudflare, Bloomberg, Shopify e Block.
Dentro lo stesso perimetro ci sono aziende che si fanno causa a vicenda. È il momento in cui un'industria decide che un certo strato tecnico non deve appartenere a nessuno, perché se appartenesse a qualcuno tutti gli altri smetterebbero di costruirci sopra.
MCP e A2A spiegati senza gergo
Ora che stanno sotto lo stesso tetto, la divisione dei ruoli è finalmente esplicita, e si può spiegare senza una sola parola tecnica.
MCP riguarda l'agente e le vostre cose. È il modo standard in cui un agente AI si collega al vostro gestionale, all'archivio documenti, alla casella di posta, al CRM: tutto quello che sta dentro il perimetro dell'azienda. Prima di MCP ogni collegamento fra un agente e un software aziendale era un lavoro su misura, un pezzo di codice scritto apposta per quella coppia e da mantenere per sempre. Con MCP quel collegamento diventa una presa standard.
A2A riguarda agenti di aziende diverse che si parlano. Il vostro agente che chiede un preventivo all'agente di un fornitore, l'agente della vostra logistica che concorda una finestra di consegna con quello del cliente: tutto ciò che attraversa il confine dell'organizzazione.
Detta con un'analogia, MCP è la presa elettrica a muro del vostro ufficio e A2A è la rete che porta l'elettricità fra edifici diversi. Sono due problemi distinti, entrambi risolti meglio da uno standard condiviso che da un accordo bilaterale fra due aziende. Messi insieme diventano il livello base su cui costruire sistemi multi-agente che funzionano su stack di fornitori diversi senza integrazioni una-a-una.
Il debito di integrazione, la voce che non compare a preventivo
Quando una PMI valuta un software agentico guarda quasi sempre due numeri, il canone e il tempo di attivazione, cioè i due che il fornitore mette in prima pagina. Il numero che deciderà se quel progetto è stato un buon investimento è un terzo, e non compare mai: quanto costa uscirne. Oppure, in versione meno drammatica e molto più frequente, quanto costa cambiare un pezzo.
Chiamiamolo debito di integrazione. Funziona così: comprate una piattaforma agentica chiusa e, per farla funzionare davvero, la collegate al gestionale, all'archivio documentale, alla posta, al sistema di ticket. Ognuno di questi collegamenti è costruito con il metodo proprietario di quel fornitore, richiede giornate di lavoro, test e manutenzione ogni volta che il gestionale si aggiorna.
Dopo diciotto mesi avete un sistema che funziona, e avete anche accumulato un investimento in collegamenti che vale soltanto dentro quella piattaforma. Il giorno in cui il fornitore alza il prezzo, viene acquisito, cambia strategia o resta indietro sul modello AI che usa, non state valutando un cambio di fornitore: state valutando di rifare da capo tutte le integrazioni. Ore contro mesi. Ed è per questo che quasi nessuno cambia, anche quando converrebbe.
Quello che è successo il 20 agosto smonta attivamente quel debito. Un'integrazione fatta via MCP appartiene a voi, e resta valida anche se sotto cambiate motore.
Perché conta più per una PMI che per una grande azienda
Gli standard aperti sembrano roba da uffici IT grandi. Ma vale il contrario, per una ragione pratica.
Una grande impresa il debito di integrazione se lo può permettere: ha un reparto interno che mantiene i connettori, ha potere contrattuale per farsi cambiare le condizioni e, se proprio deve rifare tutto, ha il budget. Una PMI ha nella migliore delle ipotesi una o due persone che si occupano di sistemi informativi, spesso insieme a molto altro, e per lei un'integrazione da rifare non è una voce di costo ma un progetto che non parte.
C'è poi il fattore competenze. In tutte le rilevazioni degli ultimi due anni l'ostacolo numero uno all'adozione dell'AI nelle imprese italiane sono le competenze, più dei costi. Uno standard condiviso riduce esattamente quel problema, perché le competenze su un protocollo aperto sono trasferibili, si trovano sul mercato e non scadono quando cambiate fornitore. Quelle sul metodo proprietario di una singola piattaforma valgono finché restate su quella piattaforma.
Le domande da fare al prossimo preventivo
Non servono competenze tecniche per farle, e le risposte sono molto informative.
"I collegamenti ai nostri sistemi li fate con un protocollo aperto o con un metodo vostro?" Se la risposta contiene la parola MCP, bene. Se è "abbiamo i nostri connettori proprietari, sono più performanti", chiedete cosa succede a quei connettori il giorno in cui il rapporto finisce. La risposta onesta è che smettono di esistere.
"Il giorno in cui volessimo cambiare il modello AI sotto, cosa succede?" Le risposte accettabili si misurano in giorni e riguardano configurazione e test. Se si misurano in mesi e riguardano una riprogettazione, quello che state comprando è un vincolo.
"Se domani un nostro fornitore o cliente mette in campo un suo agente, i due sistemi possono parlarsi?" Oggi sembra fantascienza, fra diciotto mesi sarà una richiesta ordinaria da parte dei clienti più grandi, ed è il problema che A2A esiste per risolvere. Un fornitore che non sa rispondere sta progettando per il mondo di ieri.
Come lo fa BlueSky Agent AI
Questa notizia descrive, firmata da duecentocinquanta aziende terze, la scelta architetturale su cui BlueSky Agent AI è costruita da prima che diventasse consenso di settore.
La piattaforma parla MCP nativamente. Quando colleghiamo un agente al vostro gestionale, a un archivio documentale o alla posta aziendale, quel collegamento è fatto con lo standard custodito dalla fondazione neutrale e non con un formato che esiste solo dentro casa nostra. È una scelta che ci rende più facili da lasciare, e la facciamo apposta: un fornitore che deve trattenervi con il costo di uscita anziché con il risultato ha già smesso di lavorare bene.
La seconda conseguenza riguarda i modelli. Se l'integrazione è standard e il modello è la parte intercambiabile, la domanda su quale modello si usi perde importanza, e diventa sensato scegliere ogni volta quello giusto per il compito. È il lavoro di ModelMatch, il motore di routing che per ogni fase del processo seleziona il modello più adatto per costo e qualità: il ragionamento complesso, l'estrazione da un documento e la generazione di un testo hanno bisogni e prezzi diversi. Nei nostri progetti vale in media il 42% di costi in meno a parità di qualità del risultato, perché smettiamo di pagare il modello più costoso per compiti che non lo richiedono.
Protocollo e routing sono due facce della stessa idea: i pezzi devono restare sostituibili, il primo lo garantisce verso l'esterno e il secondo lo sfrutta verso l'interno.
In sintesi
- Il 20 agosto 2026 il protocollo A2A di Google è passato sotto l'Agentic AI Foundation, diretta dalla Linux Foundation, dove già si trovava MCP.
- La fondazione è nata a dicembre 2025 con meno di quaranta membri e oggi ne conta oltre duecentocinquanta, fra cui AWS, Anthropic, Google, Microsoft, OpenAI, Cloudflare, Bloomberg, Shopify e Block.
- MCP standardizza il collegamento fra un agente e i sistemi interni di un'azienda; A2A standardizza il dialogo fra agenti di organizzazioni diverse.
- La voce di costo che nessuno mette a preventivo è il debito di integrazione: collegamenti costruiti con metodi proprietari che valgono solo dentro quella piattaforma e vanno rifatti da zero se si cambia fornitore.
- Al prossimo preventivo conviene chiedere se i collegamenti usano un protocollo aperto, cosa succede cambiando il modello sottostante, e se il sistema può dialogare con l'agente di un cliente o di un fornitore.
Per capire quanto debito di integrazione state per accendere con un progetto agentico, parliamone: mappare i sistemi da collegare e le vie d'uscita è il primo passo, ed è anche un adempimento che l'AI Act chiede comunque.